Origini in cantiere
· di Francesco Ciciriello
Francesco Ciciriello, Founder di Renewall, ha trascorso 26 dei suoi 36 anni in cantieri attivi: prima accompagnando il padre Carlo (imprenditore edile dal 1983) dall'età di dieci anni, poi come imprenditore in prima persona dal 2021. La formazione in cantiere è affiancata alla frequentazione del Politecnico di Milano e, attraverso la madre architetto, alla prospettiva del progettista: sei anni di Ingegneria Edile e Architettura alla sede di Lecco, prima della scelta vocazionale di dedicarsi all'impresa. Le credenziali tecniche personali (RSPP D.Lgs. 81/08, 2024; RSGI in Renewall) formalizzano un'esperienza già consolidata sul campo.
Le origini
Trentasei anni. Ventisei passati in cantiere.
Non è una metafora, né un modo per far sembrare la biografia più densa di quanto sia. È semplicemente quello che ricordo: le estati da bambino con mio padre Carlo, i sacchi di malta da portare in spalla, il rumore del flessibile che taglia il ferro. Avevo dieci anni, forse undici. Mio fratello Federico, più piccolo di due anni, era lì anche lui; ci mettevano in un angolo al sicuro, a fare il garzone, con una cazzuola in mano o a passare attrezzi agli operai. Il classico lavoro che ti fa sentire utile anche quando non sei abbastanza grande per esserlo davvero.
Mi sentivo grande, però. Quella è la parola giusta. Non importante nel senso dell'ego; grande nel senso di coinvolto in qualcosa che aveva consistenza, che lasciava tracce fisiche nel mondo. Le pareti che salivano, le piastrelle che prendevano posto, la malta umida appena mescolata, il ferro tagliato col flessibile, l'odore specifico del gesso delle rasature quando si seccano. Tre profumi distinti, che per me erano profumi di casa, allora come adesso.
Da quelle estati non ho imparato nessun lavoro manuale in senso stretto. Forse a portare i sacchi in spalla, niente di più. Ma quello che ho acquisito non si trova in nessun manuale e non si trasmette in nessun corso: la familiarità con il cantiere come luogo vivo, la curiosità verso quello che succede dentro le pareti prima che vengano chiuse, la consapevolezza che ogni centimetro di un edificio è una scelta di qualcuno.
C'era un altro ambiente che frequentavo fin da quando non capivo ancora bene cosa stessi respirando. Mia madre è architetto, laureata al Politecnico di Milano; quando avevo tre anni già mi portava a lezione con sé perché non aveva dove lasciarmi. Crescendo, ho frequentato quegli ambienti, le aule, gli studi, il modo in cui si parla di spazio e proporzioni, la prospettiva del progettista. Non era una formazione accademica; era contaminazione, nel senso più letterale. Un bambino che disegna le piante delle case invece delle casette con le nuvolette, come mi capitava alle elementari, rendendo i miei disegni incomprensibili ai miei compagni.
Cantiere e Politecnico insieme, visti da bambino, hanno costruito qualcosa che non sapevo ancora di stare costruendo.
Quello che ho osservato in mio padre e non si insegna nei corsi
Ci sono cose che si osservano solo standoci dentro. Mio padre Carlo lavora nell'edilizia dal 1983: quarant'anni passati su cantieri di ogni tipo, in ogni stagione, con ogni classe di problema tecnico immaginabile. Io l'ho visto lavorare da bambino, poi da adolescente, poi da adulto che stava costruendo la sua idea di impresa.
Una cosa che ho osservato nel tempo è questa: Carlo si imponeva anche su scelte di architetti che ipotizzavano una soluzione. Lui invece, sicuro della sua, dichiarava di che si trattava, spesso senza dare spiegazione del perché. Un po' come fanno le persone con un livello di competenza talmente alto da ritenere certe cose come acquisite per sé, e di conseguenza anche per chi sta davanti. Io, da fuori, non capivo da cosa fosse dovuta quella scelta. La comprensione arrivava dopo, quando la correttezza della scelta si concretizzava nei fatti. Solo allora capivo cosa era passato per la mente di mio padre.
C'è qualcosa in quel tipo di competenza che non si riesce a mettere a parole facilmente, nemmeno per chi ce l'ha. Non è intuizione; è una libreria costruita su decenni di situazioni risolte, di pattern riconosciuti, di cose che sembravano una cosa e ne erano un'altra. Quella libreria non si articola in spiegazioni perché chi la possiede non ricorda più come si stava prima di averla. È conoscenza diventata riflesso.
Quello che ho portato con me da quegli anni non è il mestiere manuale, che non è il mio. Ho portato il modo di guardare un cantiere: l'attenzione ai dettagli tecnici che sembrano minori e non lo sono, la diffidenza verso le soluzioni rapide quando c'è qualcosa che non torna, il rispetto per chi vivrà in quello spazio tra dieci o venti anni senza sapere niente di quello che è successo dentro le pareti.
Perché Renewall nasce raccogliendo questa tradizione
Renewall non è nata da un'analisi di mercato. O meglio: un'analisi c'era, ma la radice è più antica di qualsiasi foglio Excel.
Il settore delle ristrutturazioni residenziali di pregio a Milano aveva un problema strutturale che chi lavora nel settore conosce bene; chi commissiona i lavori, invece, spesso lo scopre tardi e a proprie spese. Il problema è la distanza tra chi firma il contratto e chi fisicamente esegue i lavori. In molte imprese, anche posizionate bene, il responsabile che incontra il committente in fase commerciale non è la stessa persona che supervisiona il cantiere giorno per giorno. Si costruiscono catene di subappalti che allungano i tempi di risposta, diluiscono la responsabilità e rendono quasi impossibile sapere, in un momento preciso, chi risponde di cosa.
La tradizione costruttiva familiare del 1983 che ho osservato per anni aveva una caratteristica opposta: presenza fisica diretta, responsabilità non delegata, maestranze conosciute e controllate. Non era una scelta estetica; era il modo in cui funzionava l'impresa, punto.
Quando ho fondato Renewall, la scelta di lavorare con maestranze proprie e di mantenere la supervisione diretta in cantiere era, per me, la scelta ovvia. Non perché fosse l'unica possibile in astratto; perché era l'unica coerente con quello che avevo visto funzionare concretamente. Chiamiamo questo approccio esecuzione diretta: l'impresa costruisce, non coordina da remoto. Chi ha firmato il contratto è presente dove si lavora.
Mio padre Carlo è entrato in Renewall all'inizio del 2023 come Direttore Tecnico di Cantiere. Anche questa, per me, era la scelta ovvia: quarant'anni di esperienza diretta, conoscenza dei materiali, capacità di lettura dei cantieri che ho descritto sopra. La filiera si è chiusa in modo naturale, non pianificato.
L'ancora temporale di Renewall non è una data di costituzione societaria. È quella tradizione costruttiva familiare che inizia nel 1983, che ho osservato per vent'anni, e che ha trovato una forma operativa precisa quando ho scelto di costruire un'impresa con quella immagine.
Cosa significa "vedere dove va l'edilizia"
Nel post LinkedIn da cui nasce questo articolo avevo scritto: «averla vista evolvere dagli anni Novanta fino a oggi mi permette di capire dove andrà». Vale la pena sviluppare cosa intendo, perché senza un esempio concreto quella frase suona come una promessa vaga.
Parto da qualcosa di specifico: il tema della qualità dell'aria interna negli edifici residenziali. Negli anni Novanta, quando accompagnavo mio padre sui cantieri, il concetto di ventilazione meccanica controllata negli appartamenti era sostanzialmente assente dal mercato residenziale milanese. Gli edifici «respiravano» attraverso le infiltrazioni naturali, i serramenti vecchi, i ponti termici. Nessuno parlava di VMC come standard di cantiere.
Ho visto arrivare la prima generazione di serramenti ad alta prestazione energetica. Ho visto gli appartamenti diventare sempre più ermetici, prima nei cantieri di fascia alta, poi come standard. Ho visto i committenti cominciare a fare domande sull'umidità relativa e sulla qualità dell'aria, domande che dieci anni fa non facevano. Ho visto i progettisti inserire la VMC nei capitolati come requisito, non come optional.
Adesso, nella fascia di mercato in cui operiamo, ristrutturazioni residenziali oltre i 200 mq nel centro e nell'hinterland di Milano, la VMC è già un'aspettativa implicita per una parte dei committenti. Tra cinque anni sarà un'aspettativa esplicita per la maggior parte.
Questo non è un'analisi da consulente; è quello che vedo nelle conversazioni di cantiere, nei capitolati dei progettisti con cui lavoriamo, nelle domande che arrivano durante i sopralluoghi. Chi entra in un'impresa edile a dieci anni e ci rimane per tre decenni, anche solo come osservatore, accumula un tipo di conoscenza che i trend report non riescono a produrre. Non perché i report siano sbagliati; perché arrivano sempre dopo che la realtà si è già mossa.
La stessa cosa vale per la normativa. Il D.Lgs. 81/08 sulla sicurezza nei cantieri edili non è una questione burocratica per chi lavora in cantiere ogni settimana: è un sistema di vincoli concreti che cambia il modo in cui si organizza il lavoro, le responsabilità, le attrezzature. Ho fatto il percorso RSPP nel 2024 non per un obbligo formale; perché volevo capire quel sistema dall'interno, non gestirlo come un insieme di adempimenti. La stessa logica vale per le certificazioni ISO 9001 e ISO 45001 che stiamo portando avanti: non sono etichette, sono strumenti di controllo di un processo che già esisteva. La certificazione lo rende verificabile dall'esterno.
Il committente che si chiede chi gli sta costruendo casa
C'è una domanda che ogni committente dovrebbe porsi prima di firmare un contratto di ristrutturazione, e che invece raramente fa perché non sa che è la domanda giusta: chi sarà fisicamente presente sul mio cantiere? Non chi ha firmato il contratto. Chi entrerà in appartamento ogni mattina, chi prenderà le decisioni operative sul posto, chi risponderà se qualcosa non torna?
La risposta a quella domanda è la differenza tra un'impresa che coordina e un'impresa che esegue. Non è una questione di dimensioni aziendali, né di prezzo del preventivo. È una scelta strutturale su come si vuole stare nel mercato.
Ho scelto di stare in cantiere da quando avevo dieci anni, anche quando non era strettamente necessario che fossi lì. Adesso che Renewall esiste, quella presenza è parte del contratto; non come promessa commerciale, come norma operativa.
Chi mi commissiona una ristrutturazione sa che io o mio padre Carlo saremo presenti nelle fasi critiche del cantiere. Sa che le maestranze che entreranno nel suo appartamento non sono subappaltatori scelti all'ultimo momento; sono persone con cui lavoriamo stabilmente, che conoscono gli standard che ci siamo dati.
Questa continuità, tra quello che ho osservato per decenni e quello che costruiamo adesso, è quello che mi permette di rispondere con certezza quando un committente chiede: «ma voi ci sarete davvero?»
Sì. Ci saremo.
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